#3 – il grande freddo

È come se ci fosse un vuoto compresso, che sputa l’aria fuori. Tu sei a distanza di cinque metri, dieci, trenta: l’odore ti investe, ti tocca come una nube di palline di polistirolo.
Appena dentro, invece, il nulla.
Fa freddo, molto. Il ghiaccio sul bancone ci impiega circa dodici ore a sciogliersi. Dipende da quanti clienti entrano, da quanto i banconisti parlano. La temperatura umana prende per mano la temperatura dell’acqua e la tira su dal baratro dell’ibernazione.
Fa freddo e non senti nessun odore. Perché c’è, sai che c’è, l’odore, ma è congelato, dormiente.

Stamattina, mi consegnano stivali e grembiale di tela cerata. Bianchi. Una sorta di candore e pulizia perfetti, asettici, anche se ad andare a guardare con precisione il camice ormai ha aloni grigio marroni sull’arrotolamento delle maniche e sui guanti usa e getta dopo un po’ appare una colorazione gialla malsana.
Indosso il grembialone, metto gli stivali in un angolo, per oggi resterò ancora con le scarpe antinfortunistiche comperate per andare in montagna, perfette col puntale di ferro nascosto dallo scamosciato, che a battere contro gli spuntoni di roccia non c’è rischio di dolore.

Tra camice, grembiale, guanti e cuffietta sembro un’infermiera. E realizzo di essere in un obitorio. Intorno a me ci sono circa ventimila euro di animali morti, un obitorio, un obitorio molto costoso, dove il respiro viene buttato a terra dal freddo e qualunque odore viene ibernato per ritrovarlo marcio e rabbioso al di fuori delle porte scorrevoli.

Una famiglia arriva alle porte, movimenti mi distraggono. Ci sono due bambini, un maschietto e una femminuccia, avranno cinque anni, sei, non di più. Il maschio divincola la mano da quella di sua madre, se la porta al naso per tapparselo facendo smorfie di disgusto, si rifiuta di entrare.

Il re è nudo.

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~ di thefamilyandthefishingnet su agosto 29, 2007.

Una Risposta to “#3 – il grande freddo”

  1. Questo è decisamente il pezzo più significativo. Quello che parla, conscciamente e scosciatamente, di te, misteriosa scrittrice dall’animo di triglia. Brava. Un casino.

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