#4 – di preconsiderazioni

Oggi, giornata di riposo, ho frammezzato il sonno e l’accumulo di polvere sui mobili stirando i vestiti da lavoro.
La sostanziale differenza tra me che non ho ancora visto la mia prima busta paga e gli altri, che legalmente non sarebbero neanche più tenuti a conservarle, ormai cadute in prescrizione, è la pulizia.
Ogni giorno cambio la maglia, i pantaloni ogni due, il camice anche. La retina dura una settimana, lavo con la canna dell’acqua gli schizzi di sangue dagli stivali e il grembiale incerato.
Noto, invece, che L. indossa la stessa felpa e gli stessi jeans da quando sono arrivata. Il camice di E. potrebbe camminare da solo, una marionetta che balla tra il freddo delle celle. Gli operai hanno tute a salopette incrostate. Eppure sono persone pulite, non hanno addosso sporcizia da vita, è solo una sequenza casuale di macchie lavorative.
Io, non so se per una sorta di rifiuto, scopro dopo un po’ uno sbaffo di viscere sulla manica sinistra arrotolata. Mi integro nell’organigramma arrotolando ancora un giro, per nascondere ai clienti la realtà: questi animali, che siamo abituati a vedere in bastoncini sbiancati e impanati, hanno sangue. E c’è chi aveva mangiato, c’è chi no, c’è quello con in bocca ancora una piccola acciuga infilata oscenamente, la coda storta in una disperata retromarcia.
Comprendo che voler essere pulita è una sorta di ascetismo, di distacco, di freddo. Ma ogni giorno che passa lo sporco diventa affiliazione, una medaglia al valore. Il valore di raccogliere da terra una testa di salmone che mi sorride, come a chiedermi cosa ci faccia lì, mezza pancia a tronchetti, l’altra mezza in filetti, la testa in terra, scivolata via dal cassone dei rifiuti.
P. sabato ha portato un box di polistirolo, lo ha poggiato sul bancone.
Senza rumore dalla parete della scatola sale una chela: ci sono tre granchi, uno è ancora vivo. I. lo guarda, non so se disgustata o affascinata. I. è molto grassa, e bassa. Fai prima a scavalcarla che aggirarla. Il granchio si ritrae il più veloce che può, forse terrorizzato dal camice che vede: è lurido.

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~ di thefamilyandthefishingnet su agosto 29, 2007.

Una Risposta to “#4 – di preconsiderazioni”

  1. “E c’è chi aveva mangiato, c’è chi no, c’è quello con in bocca ancora una piccola acciuga infilata oscenamente, la coda storta in una disperata retromarcia.”

    cazzo, io sarò un pò così, allentato…
    matù sei così brava che fai venire i magoni.
    davvero.

    M.

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