#7 – carmina burana

Entra con carrozzino doppio. Due gemelli. Capelli rossi lei, capelli rossi i bambini. Ha molti braccialetti ai polsi, è vestita color panna, lino. I bambini sono precisini, tranquilli, han su una felpa blu uguale entrambi, jeans, geox rosse con le suole immacolate ai piedini. Anche lei ha snikers di marca, color crema. Sulla pelle delle clavicole che si intravede dalla camicetta aperta ha lentiggini. È molto, molto bella.
Entrano con i bambini arrampicati al collo. Stanchi: sia i figli che i genitori. Attraverso le gambine che si agitano, le manine che non stanno ferme, si vedono maglie con marchi di discount sportivi. Il padre porta scarpe antinfortunistiche, la le dita screpolate e con nero che si è fissato nella pelle a ragnatela. La madre è terribilmente scialba e brutta. Ha il sedere sformato, i capelli bruni sporchi.

Affiancati, tutti e sette, sembrano una pubblicità sociale.
Prima e dopo la cura, ottenuto o no il prestito alla finanziaria,  fatta la vacanza a Sharm ash Shaykh oppure no.

La rossa indica con un dito il palombo, solleva un sopracciglio: ha le spine? È fresco? (È pescato? È un pesce?)
La bruna indica due cefali. Solleva la faccia: ci sono più piccoli? È fresco? (È pescato? È un pesce?)

Mustelus mustelus. Diamo a bambini con capelli arancioni il cugino atlantico dello squalo che trancia gambe a surfisti australiani. Impaniamo il parente stretto della prionace glauca per cui ci indignamo quando gli asiatici la pescano, le tagliano la pinna e poi la spediscono a ristoranti simil Nobu.
Mugil cephalus. Vive nella spazzatura. Negli angiporti. Negli scarichi a mare delle fognature. La sua pelle compatta odora di idrocarburi. Lo facciamo spesso bollito, per i bambini arrampicati al nostro collo, e schiumiamo via dalla pentola chiazze giallastre oleose dall’acqua che sobbolle.

Il coltello dalla parte del manico è sempre di chi non ti dice cosa.
Eccetto quando.

Quando arrivi a casa e a un telegiornale nazionale della sera fanno un’inchiesta, tanto per tirare la sigla finale sui titoli di borsa, che svela l’incredibile verità: il palombo è squalo, mangiamo lo squalo, al ristorante invece dello spada ci danno la verdesca che è uno squalo, probabilmente siam venuti su a bastoncini di squalo. Senza contare il mercurio.
Un’intera generazione che ha geneticamente inserito nel cervello: dududududududududuuuuuuuududududududu. E si mette termometri nel culo.

Quando arrivi a casa e dei pazzoidi in trasmissioni culinarie si raccomandano di squamare il pesce. Anzi. Fatelo fare in pescheria. Massì, fatelo fare in pescheria, di squamare. E tagliare la testa. Ed eviscerare. E mi trancia la coda? Le trancio la coda. E me lo lava? E glielo lavo. E me lo? E glielo cucino, e glielo mangio, e glielo digerisco, signora.

Domani, squamare. Domani, il palombo rimarrà invenduto.
 

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~ di thefamilyandthefishingnet su ottobre 2, 2007.

4 Risposte to “#7 – carmina burana”

  1. Ma è pescato?
    Ma è un pesce?

    Dududududududu

    Lo sai che tutto questo diventerebbe una splendida serie tv stile The Kingdom (quello di Von Trier, eh)? Lo sai, sì, vero?

    Sublime.

  2. Un solo commento? Solo io?

    Allora reitero:

    Sublime.

  3. oggi è venerdì, giorno di magro. volendo di pesce. chi sa se mi mangia il commento lo stesso.

    dicevo che una volta stabilito “sublime” è difficile aggiungere altro.

  4. ma quanto scrivi? e come fai a scrivere cosi’ bene? misterion..

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