#8 – soffici sapori

Sto ancora ridendo: lavando il pavimento la cassiera è volata piedi all’aria, come in un film muto. Poco dopo però io mi son girata di scatto e mi son piantata nella tempia la macchinetta sparanumeri per regolamentare la coda dei clienti.
Ora ho un livido che gira dall’orbita dell’occhio, verso lo zigomo, scendendo sulla mascella. Rido, sì, non troppo, ché fa dolore.

Mi faccio sempre male sui luoghi di lavoro.
Mi son strappata la schiena; ho fatto di faccia una rampa di scale giù verso il piano inferiore; mi son rovesciata addosso uno scaffale di bottiglie; mi son quasi rotta un polso; sono svenuta, influenzata, caduta, dissanguata. Ho corso per un cortile con attaccato all’avambraccio un pastore tedesco che me lo azzannava. Mi son presa una scossa elettrica con un tostapane, ustionata una mano incendiando una tovaglia.
Come una sorta di rito scaramantico, impronto un qualcosa di mio, fisico sul luogo di lavoro: è pacifico, ormai, dopo diciott’anni di contributi, che qualcosa la mia disattenzione fisiologica lasci come pegno alla busta paga.

Qui, ho dato finora un dito infilzato dalla pinna dorsale di orate e branzini, una caviglia contro il transpallet, un polso a reggere la porta della cella che mi è fuoriuscita dalle guide e, appunto, mezza faccia contro la palina-numerini-come-in-gastronomia.

Mentre ridevo della cassiera che imitava ridolini.

Io facevo ric e gian.

La mezza faccia semiparalizzata doppia la sensazione papillativa che sento spesso la sera, quando mi affloscio sul divano e chiudo gli occhi.
Sento in bocca il sapore del pesce. Sento il sapore dei totani, dei pagelli, dello stocco bagnato. Il sale del baccalà mi frigge le gengive, il grasso del salmone si scioglie sulla lingua, il metallico delle seppie nere mi asciuga il palato.
Il tatto si fonde con la saliva. Stranissimo, e fastidioso.

La cassiera s’è alzata, è venuta in mio soccorso tenendosi le mani sulle reni e ha paventato mi fossi procurata una commozione cerebrale, dicendo di una mia futura morte improvvisa per esplosione di vene nel cervello. Poiché non son persona che serba rancore, ho atteso qualche ora prima di raccontarle di microfratture alla cervicale e il collo che si frantuma inspiegabilmente anni e anni dopo, magari sollevando un vaso di gerani.

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~ di thefamilyandthefishingnet su ottobre 19, 2007.

6 Risposte to “#8 – soffici sapori”

  1. … o che a volte dopo una simile caduta ci si accorge solo nella notte di essere politraumatizzati con emorragia interna in atto…

  2. Teste rotoleranno per questo.

    Di pesciotti, ma non solo.

    Di nuovo: sento come una trama incombente. Sai cosa intendo?

    “Magari sollevando un vaso di gerani, riflette’ lei. Quando, all’improvviso…”

    (bello che i mostri non irrompano in scena pero’)

  3. io invece oggi andando al lavoro pedalando mi inzuppai, d’acqua, tanta, che veniva giu’ dal cielo con i secchi… che lavata.
    ho dovuto passare la mattina senza scarpe e calze tanto erano colme.
    alla pausa caffe’ ci rinunciai, per non abbassare l’estrezza del mio sistema immunitario, cercando in dispensa avanzi di vitamina c, aglio, zenzero, whisky, agrumi, qualunque aiuto per evitare un’imminente raffreddore..
    ancora non e’ arrivato, meno male.
    a casa una doccia bollente e uno scotch aiutera’..

  4. Ti vedo.

  5. testi ben scritti..complimenti

  6. azz…
    ma tu sei FORTE.
    altro che cazzi…
    ti linko d’ufficio se permetti.

    …permetti, permetti…

    M.

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