# 14 – gelo

Il cortile è talmente pieno di automobili parcheggiate che la neve neanche riesce a scendere.
Il negozio è così pieno che neppure riusciamo a vedere le macchine e la neve che fatica a trovare l’asfalto dove posarsi.
Non si sa chi si stanchi prima: noi di vedere oltre le teste o i fiocchi di cadere. La neve gira in pioggia nel momento in cui torniamo a correre lungo il bancone.

Le domande son sempre le stesse. È fresco, è di oggi, posso surgelare, mi dura fino al venticinque.
A voce la risposta è sì. A mente, come ovvio, è no.
Come possano pensare che arrivi il carico di domenica, quando dal pomeriggio precedente il traffico ai mezzi pesanti è interdetto, resta un mistero. Come possano pensare di surgelare, quando il massimo di congelamento di un freezer domestico è un ghiacciolo al limone, è un’incognita. Come possano pretendere di far durare dei gamberoni per due giorni, un’utopia.

Ma sorridi, dici auguri buone feste sporgendo il sacchetto pieno di orate e branzini, ti viene la battuta al fulmicotone mentre ravani tra gli scampi alla ricerca di quelli con tutte le due chele e li trovi sempre zoppi o focomelici, stai per commentare con un bel ueilà, la fiera dello zoppo! e il cliente davanti a te cammina con un bastone, oppure evisceri un’orata con la pancia gonfia di uova ed esclami minchia mi sento tanto una mammana che fa abortire di nascosto e poi dai il pacchetto a una incinta di almeno sette mesi.

Sorridi e vai avanti, proponi ricette inventate al momento o ripeti per l’ennesima volta come bollire la piovra o fare le seppioline in umido, sorridi vai avanti e vacilli leggermente solo quando la cliente davanti a te ha la pelliccia e il colbacco.

Sembra, quest’anno, sia di gran moda il colbacco en pendant con la pelliccia. Colbacchi bianchi, neri, melange grigio, fiammati bruni. Un’esposizione universale di gatti morti in testa e di orsi incazzati sulle spalle.

L’ultimo inverno davvero rigido è dell’ottantacinque. Talmente tanta neve che a Torino chiamarono l’esercito a spalare le strade.
Dopo allora un crescendo di allarmi per l’innalzarsi delle temperature, scioglimento dei ghiacci, clima involutivo al caldo in un ciclo di tre lustri che scopre i cadaveri dei soldati della prima guerra mondiale sepolti dal nevicare sui passi del nord est.

Stiamo andando verso la fase tropicale del ciclo e queste si presentano in pelliccia.
Col colbacco.

Alzo lo sguardo oltre le teste: in cortile, tra le auto, nevica di nuovo.

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~ di thefamilyandthefishingnet su dicembre 23, 2007.

3 Risposte to “# 14 – gelo”

  1. Il gelo è il nuovo calore bianco.

  2. il gelo, non me lo dì a me che stasera mi tocca fa il babbonatale col vestito stretto che sotto non ci ho niente…(seguono bestemmie a piacere). merricrismas.

  3. la civiltà gira sempre in senso contrario rispetto alla terra!

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