#15 – city escapes

Vedo che fa di tutto per farsi servire da me. Fa passare chi ha davanti, in modo da poter statisticamente essere servito da me.
Cosa abbia di speciale, io, non lo so. Cosa abbia di speciale lui lo vedo io: ha i capelli castani, occhi azzurri, viso regolare, mento poco squadrato. In una mano tiene il casco della moto, indossa una giacca dainese. Allungo il collo: c’è una hornet, parcheggiata, non uno scatolame a forma di motoretta.
Mi sorride, mi guarda, mi segue lungo il banco e finalmente siamo solo io e lui, con una distesa di ghiaccio attorno, io sospesa con un grembiale inzaccherato, lui con una tartaruga di cuoio sulla schiena.
Che cosa può accadere in cinque minuti di vita? Ci si può innamorare, si fanno dei figli, si ride e si discute, si cambia lo stereo, si pulisce la cassetta dei gatti, si guardano di nascosto gli sms del suo cellulare, si litiga, si dividono i dischi, si consegnano le chiavi.

Siamo andati ad abitare a Savona, perché a me piace, da bambina ci ho vissuto parecchio. Vista sul porto antico, un palazzo all’inizio di via Paleocapa, in lontananza le petroliere passano e sbuffano. Dietro abbiamo il mercato del pesce, e il vecchio ristorante che ti fa la farinata al taglio e ti dà i pezzi nella carta da macellaro: ne abbiamo pigliate due porzioni a testa e alla fine io avevo ancora fame, gli ho rubato i rimasugli e volevo baciarlo per pigliargli il boccone che aveva in bocca. Ma ha deglutito più veloce di me. Una signora vecchia ci guardava dalla pensilina del pullman, quello che ti porta alla stazione. Abbiamo fatto una corsa veloce per acchiappare il treno delle diciassette e zero cinque per Torino che se facevamo in tempo poi da Porta Nuova era un attimo arrivare da Maschio, basta che scarpiniamo un po’, abbiamo tracimato mano nella mano i portici e girato in piazza Castello e sentito da lontano il puzzo del McDonald e finiti davanti alla vetrina dei dischi abbiamo notato che i dischi mica c’erano più, adesso vendono scarpe e roba da indossare e a me è venuta la tristezza così mi ha abbracciata e detto: ti riporto a casa. Ma casa dov’è, adesso, che è pure buio e non troveremo la via, in questi palazzi tutti uguali, il taxi su cui siamo saliti lo guida un tizio che parla pure male l’italiano e tiene la radio accesa e mentre ti bacio scopro che ci fissa nello specchietto retrovisore, mi dicesti ti porto a casa ma mentivi, non era così,

Prego, tenga lo scontrino, le preparo il suo sacchetto, buonasera.

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~ di thefamilyandthefishingnet su dicembre 28, 2007.

6 Risposte to “#15 – city escapes”

  1. a me sta roba qui mi capita 5 volte al giorno festivi inclusi (però non con i motociclisti, non ancora), o almeno mi capitava, prima che il medico mi desse quelle gocce, la chiamava schizofrenia, mah… i medici sono sempre esagerati…

  2. Questo mi piace troppo.
    Questo è veloce.

  3. In qualche modo, Gelo parte 2. Splendido.

  4. Qualcosa di speciale avrai.
    (felice proprietario di scatolame)

  5. questo mi è piaciuto molto.
    p.s. oh scoperto che blogspot ci hà il controllo r’tografico.

  6. io con questi qui con la moto un po’ di conversazione in più ce la farei… son bravi guaglioni, in genere, sotto l’aspetto truce.
    (ehhhhh bel racconto ma avrei voluto fosse più lungo)

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